Agorà ottobre 2015: Ricostruire il lavoro per ricostruire l’Italia

In Agorà

AGORA’ TRA FEDE E LAICITA’

Venerdì 16 – Domenica 18 Ottobre 2015

Ricostruire il lavoro per ricostruire l’Italia

Ricostruire l’Italia per ricostruire la Repubblica Italiana intesa come Italia storica, geografica, sociale e politica

PISTE DI RIFLESSIONE

Premessa

Siamo sempre più convinti che la crisi costituzionale e istituzionale che stiamo vivendo ha la sua origine nella grande distanza culturale che si è venuta a creare tra i valori costituenti dell’articolo 1 e l’esperienza concreta dell’organizzazione del lavoro. Il lavoro, sempre più slegato dal cammino spirituale, culturale delle persone, delle famiglie, delle comunità, ci porta tutti a vivere di una strumentalità mortificante ove la democrazia non è più la costante e giornaliera dimensione della vita del popolo. Da qui il titolo dell’agorà: Rifondare, ricostruire il lavoro per rifondare e ricostruire l’Italia.

Domande: come mai l’articolo 1 è rimasto inascoltato nella sua sostanza? Se questo è avvenuto, totalmente o in parte, non si è arrecato un vulnus di vasta portata alla vitalità dell’intera Costituzione? Non abbiamo forse vissuto questi anni in una negativa anarchia ove hanno vinto i più forti e perso i più deboli? Come e perché?

Svegliarsi da un lungo sonno

Prendere atto di questa premessa, non certo all’ordine del giorno della pubblica opinione, rende doverosa la partecipazione di ciascun lettore di questo invito alla nostra Agorà di Ottobre per riuscire ad esprimere, a partire da essa, un messaggio forte di ricomprensione del dettato costituzionale. Solo partendo da questa ricomprensione del fondamento dell’articolo uno è possibile  chinarsi con misericordia sanante sulle ferite procurate nel corpo sociale dall’oscuramento di cui sopra.

Alcune piste di riflessione per un fruttuoso lavoro:

  1. Come rispondere alla necessità di un cammino quasi monastico per non lasciare il lavoro solo, alla mercé di pure architetture finanziarie, dove tutto e tutti si trasformano in merce evaporando la costituzione e destrutturando i diritti dei cittadini? non è possibile realizzare una “missione” di conversione costituzionale che abbia come fondamento il dettato dell’articolo 1?;
  2. Possono gli uomini e le donne vivere in pienezza la propria umanità senza camminare nella Bellezza, per la Bellezza?; è possibile educare i nostri figli senza mete nutrite di bellezza?; ma allora possiamo addormentare, nella pigrizia imperante, l’urgenza di far diventare l’atto del lavorare, personale e collettivo, un inno corale, pieno di Bellezza e di gioia, frutto di una visione complessiva della convivenza civile storicamente pregna?;
  3. Possiamo raggiungere questi obbiettivi continuando a confinare la spiritualità nelle sacrestie o nei salotti religiosi?; non è giunto forse il tempo di prendere come cittadini la consapevolezza che il risultato di cui sopra si può ottenere attraverso l’arte di un pieno pensare, di un salutare meditare, di un anelito, quasi mistico, a poter esprimere nel lavoro non una parte separata e marginale della propria vita (non un peso, dunque) ma una missione a dare, attraverso il lavoro, il pieno contributo alla vita della comunità e, di conseguenza, all’ arricchimento della res pubblica?
  4. Se la Repubblica è fondata sul lavoro è diritto/dovere di tutti, a partire dai bambini e dei giovani di dare il proprio contributo alla crescita della res pubblica; di conseguenza i luoghi, le modalità di interventi, lo spettro dei servizi da offrire vanno vagliati alla luce di una sana crescita della res pubblica e del territorio/ambiente in cui essa si esprime. E una delle ricchezze di cui essa ha bisogno è quella di creare una dinamica lavorativa che a tutti dia la possibilità di dare il proprio contributo al suo arricchimento. In questa visione e solo in questa visione c’è come una simbiosi tra crescita della persona e delle sue relazioni interpersonali e sociali e la crescita della Res/pubblica. Questo diritto/dovere può essere permesso che venga realizzato dalla domanda e dall’offerta e tanto meno dalle esigenze di puro gioco finanziario?
  5. Se il lavoro è a fondamento della res/pubblica, se la res/pubblica è la forma più nobile e più bella della convivenza tra i vari cittadini nelle sue varie fasi… se, come conseguenza, il patrimonio della res/pubblica da sviluppare e arricchire è la convivenza umana, il lavoro non può non esprimere il massimo della convivenza nella solidarietà. Come e in quale forma di organizzazione del lavoro?
  6. La disoccupazione in Italia è altissima, soprattutto tra i giovani, ma è altrettanto alta la gamma di lavori non svolti sul piano del servizio alla persona e all’ambiente per una mancanza di afflusso di capitali..mentre, magari questi capitali affluiscono in lavori dannosi o fatti in maniera lacunosa? Come rimediarvi? Il salario vitale non può essere valorizzato per poter permettere a tutti la possibilità di rendersi utili ad un equilibrato arricchimento della Repubblica, come è diritto e dovere di ogni cittadino?.
  7. Lavoro e bellezza; lavoro, convivenza e bellezza. Che tipo di progetto educativo e rieducativo dell’intera comunità nazionale?

Ma c’è un problema previo con cui dobbiamo fare i conti: rendere meno pesanti i condizionamenti lasciati dalle generazioni precedenti.

Ci riferiamo ai condizionamenti mortiferi del debito pubblico. Nell’agorà del 2013 (Il futuro dei giovani tra Costituzione, Cooperazione e Fractio panis) svoltasi a Fonte Avellana un giovane si espresse cosi: “Io sento alle mie spalle la presenza di un personaggio vestito di nero e con il volto bendato che impugna un mitra e che è pronto a ferire mortalmente la mia vita: questo è per me il debito pubblico”. Frase che provocò in tutti un vero e proprio choc. Da qui prese avvio una riflessione sul rapporto tra il Padre nostro e il debito pubblico che ci immise dentro lo Spirito suscitatore del percorso giubilare ebraico come sentito e vissuto da Gesù. Da li la proposta di mettere in moto un libero giubileo per dare un contributo di salvezza al popolo italiano. Troverà questo iter della riflessione e della proposta nel libro degli atti di quell’assemblea con lo stesso titolo del tema del Convegno e precisamente nelle pagine che vanno da 117 a 167 a firma di Emilio Gabrielli, qui allegati.

A rafforzare la nostra intuizione è arrivata l’indizione di un anno giubilare di Misericordia; e quale luogo di maggiore misericordia è il condono del debito che può essere fatto solo in sede civica! Se le autorità pubbliche non rendono possibile oggi, con questa espansione della riflessione prodotta in ambito religioso con l’iniziativa del Papa, la realizzazione concreta del gesto del condono del debito da parte di cittadini capienti, si marchierebbero di un grave atto di omissione rendendo vana l’iniziativa del papa. Come tutto questo?

Emilio Gabrielli, editore   –   Gianni Giacomelli, Priore

Note tecniche

PROGRAMA DEI LAVORI:

Venerdì 16 ottobre: ore 18.00  incontro tra i partecipanti, sia singoli che in gruppo dei partecipanti all’agorà, vespri con i monaci, cena. Nel dopocena organizzazione dei giorni successivi;

Sabato 17 Ottobre: ore 9.00 raccolta dei contributi dei vari gruppi e dei singoli,  quindi gruppi di lavoro e messa in comune dei risultati dei gruppi;

Domenica 19: ore 9.00 programmazione per il futuro; celebrazione eucaristica; pranzo con i monaci, ritorno.

ISCRIZIONE ALL’AGORA’: per la partecipazione, anche parziale, è richiesta l’iscrizione 15,00 (il pagamento sarà effettuato all’arrivo in monastero).

L’ospitalità in Monastero parte dalla cena di venerdì al pranzo di domenica (con due notti € 120,00 a persona; 70,00 per studenti, giovani fino a 30 anni e disoccupati); oppure per chi venisse il sabato mattina con una notte (€ 85,00 a persona; 60,00 per studenti, giovani fino a 30 anni e disoccupati). Per la richiesta dell’ospitalità scrivere una mail a foresteria@fonteavellana.it indicando nell’oggetto “AGORà OTTOBRE 2015”, oppure telefonare al n. 0721.73.02.61 e schiacciare il numero dell’ospitalità: risponderà l’incaricato o in caso di segreteria innestata lasciare i propri riferimenti per essere richiamati.

Altre info: Gabrielli editori di San Pietro in Cariano (VR) tel. n. 045.7725543 scrivimi@gabriellieditori.it – emilio.gabrielli@alice.it

COME RAGGIUNGERE Fonte Avellana www.fonteavellana.it

IN AUTO – DA BOLOGNA: A14 direzione Ancona, uscita Fano, percorrere la superstrada seguendo sempre le indicazioni per Roma fino a Cagli (uscita Cagli est), proseguire per Frontone, per Serra Sant’Abbondio e quindi per il monastero di Fonte Avellana. – DA PESCARA: A14 direzione Bologna, uscita Ancona Nord, percorrere la S.S. 76 in direzione Roma fino a Genga (uscita Genga – Sassoferrato), proseguire per Sassoferrato; da qui seguire le indicazioni per Pergola fino a Monterosso proseguendo poi per Serra Sant’Abbondio e quindi per il monastero. – DA ROMA: A1 direzione Firenze, uscita Orte. Da Orte prendere la E45 fino a Foligno poi la nuova Flaminia fino a Gualdo Tadino. Proseguire sulla vecchia Flaminia fino a Scheggia e da qui seguire le indicazioni per il monastero di Fonte Avellana. – DA FIRENZE: A1 direzione Roma, uscita Arezzo, per San Sepolcro poi immettersi sulla E45 direzione Roma, uscire ad Umbertide-Gubbio proseguire per Scheggia e da qui seguire le indicazioni per il monastero di Fonte Avellana.

IN TRENO – Non esiste un collegamento ferroviario diretto che raggiunga il monastero. Scendendo alla stazione di Pesaro o di Fano, si prosegue per Pergola o Serra Sant’Abbondio in autobus; poi in taxi fino al monastero. Scendendo alla stazione di Fabriano, si prosegue per Serra Sant’Abbondio in autobus; poi in taxi fino al monastero.

IN AEREO – Dall’Air-terminal dell’aeroporto “Raffaello Sanzio” di Ancona, si prende l’autobus per la stazione ferroviaria di Ancona. In treno si può raggiungere la stazione di Fabriano e raggiungere il monastero seguendo le indicazioni precedenti.

 

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