E lucevan le stelle, Verona Fedele 25/6/2017

Quarant’anni di acuti nel volume di Claudio Capitini

“Se  c’è  una traccia di cultura da salvaguardare lo si deve all’opera, che qui a Verona è nata” C’è un dovere, ed è quello prezioso della memoria, riconosce il regista Franco Zeffirelli. Le sue parole si leggono tra le righe del volume E lucevan le stelle. L’Arena di Verona raccontata dai protagonisti, fresco di stampa dall’editore Gabrielli e scritto dalla penna del giornalista ClaudioCapitini. Oltre 500 sono le pagine che narrano la lunga storia del festival lirico areniano in un arco temporale che è volutamente definito: si tratta degli ultimi quarantanni di acuti, di disegni di scenografìa, di prove d’orchestra, di ideazione di abiti da scena. Dettagli che la formula del ritratto-intervista – già sperimentata da Capitini per Marsilio in una pubblicazione che omaggiava il teatro – contribuisce a far emergere e risveglia la curiosità su periodi (allora gloriosi) che appaiono lontani. E devono essere ricordati. Dalla fine degli anni Sessanta ai Duemila cantanti, registi, scenografi e costumisti frequentarono l’anfiteatro scaligero con lo storico festival e la stagione del Teatro Filarmonico organizzati dall’Ente lirico prima e dalla Fondazione Arena poi. A far brillare la platea furono stelle luminose quali i Bergonzi, Berio, Solchi, Bonisolli, Bruson, Caballé, Cappuccini, Carreras, Kabaivanska, Dessi, Di Stefano, Domingo, Gasdia, Gavazzeni, Maag, Montaldo, Muti, Nucci, Oren, Pavarotti, Prétre, Raimondi, Ricciarelli, Santì, Scotto, Zeffirelli, Zuffì; per la danza Béjart, Bolle, Fracci, Nureyev, Savignano, Terabust, Vasiliev. Nomi che vanno a comporre un elenco memorabile di ottanta interviste, selezionate da una raccolta di duecento: “Fio avuto il privilegio – dichiara l’autore, ammettendo l’attaccamento che lo lega all’anfiteatro – di avvicinare da giornalista ognuno di quei grandi con interviste personalizzate per la pagina Spettacoli del quotidiano L’Arena. Ebbi allora l’opportunità di discutere con quei protagonisti di regia, arte scenica e interpretazione, così in pratica documentando la storia del Festival areniano e insieme dipingendo atmosfere, personalità e mondo interiore dei singoli protagonisti”. Voci diverse che non spezzano la narrazione, ma che accompagnano per mano il lettore (che sia o meno un melomane) fin sul palcoscenico di una prima oppure dietro le quinte di spettacoli che hanno fatto la storia della lirica italiana. È un viaggio a ritroso negli anni, che ha un significato preciso: prendere consapevolezza di ciò che è stato può aiutare gli attuali momenti di diffìcoltà.”È un presente che, partendo dal passato, appartiene al futuro, tanto da farci preconizzare una genesi salvifica per quel mondo della lirica oggi in crisi” indica Capitini nella prefazione, accennando al tema della privatizzazione e della chiusura del corpo di ballo. Limito a cui tutti sono chiamati è alla riflessione; l’auspicio è quello di una rinascita che può avvenire, perché no, sulle note della romanza della Tosca di Puccini da cui è ispirato il titolo del libro. (Marta Bicego, Verona Fedele, 25/06/2017, p. 25)

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