GENESI, CONTENUTI E VALORI DELLE AGORA’ TRA FEDE E LAICITA’

In Agorà

GENESI, CONTENUTI E VALORI DELLE AGORA’ TRA FEDE E LAICITA’

A cura di Emilio Gabrielli

Genesi: Come vedete dall’intestazione della lettera invito, convennero alla fondazione del movimento delle agorà i Gabrielli editori & la Comunità monastica di Fonte Avellana. Si realizzò un’improvvisa e solida sinergia come se la Gabrielli editori rappresentasse nei contenuti e nei modi di esprimersi una continuità con l’antico Scriptorium monastico e la Comunità monastica offrisse, per la sua millenaria storia che la fa esperta in umanità, una sponda sicura al confronto editoriale.
Per entrare più nel dettaglio si auspicava che il libro potesse diventare uno strumento di promozione di un pensare comunitario e rappresentasse le varie tappe di un cammino di solidarietà culturale. Si era infatti coscienti che per vincere il populismo e la tentazione totalitaria del pensiero unico occorresse creare un movimento di resistenza attraverso la promozione delle condizioni perché non andasse perso, ma anzi valorizzato, ogni tentativo individuale di riflessione offrendosi reciprocamente il servizio dell’ascolto.
Molti rinunziano a pensare, come esercizio più alto della propria umanità perché l’umanità che gli è attorno, dalla famiglia agli ambienti di lavoro o di svago, è disattenta o incapace di ascoltare perché un’educazione di tipo individualistica sia nella scuola che nella società più ampia non ha dato alcun supporto a sviluppare l’arte creativa dell’ascolto. Chi sa ascoltare, nell’atto dell’ascolto rende colui che si ascolta sommamente creativo. E’ nell’atto dell’ascolto che nasce la bellezza. Il supporto più autentico, dal teatro alla musica, dall’arte del buon governo a quella dell’educare sta nel profondo e meditato ascolto.
Ma l’ascolto non è solo interpersonale. Raggiunge il suo apice di forza creatrice e a volte rivoluzionaria quando si esprime in maniera sinfonica nella piazza (agorà) dove tutti si impegnano perché nessun frammento vada perso. Nell’agorà il dialogo tra la parola pronunciata e quella ascoltata non perde nulla della sua dinamica interpersonale, ma trova il suo cemento/fondamento nel comunitario, nel popolare proprio perché la piazza è di tutti e non ammette prevaricazioni.

Promozione delle Agorà: Partendo da queste premesse di riflessioni si incominciò a camminare. I Gabrielli editori e la comunità monastica, come recita la carta intestata, cominciarono a promuovere queste agorà a Fonte Avellana con inviti a pioggia che favorirono incontri, a sorpresa. La maggioranza delle persone convenute non si conoscevano ma sapevano che non erano venute solo per ascoltare…la parola era di tutti e perché di tutti essa era usata con responsabilità; ciò rendeva il cammino creativo e ordinato insieme. Ne fa fede il libro Il futuro dei Giovani tra Costituzione, Cooperazione e Fractio Panis che era il titolo della II agorà (primavera 2014).
Nell’ottobre scorso siamo arrivati alla decisione di costituire in vari luoghi delle piccole agorà locali dandoci il compito di continuare in varie forme la riflessione sul lavoro umano. Riflessioni che sarebbero confluite in agorà delle agorà a Fonte avellana di cui nella lettera invito.

Tra fede e laicità: Come recita l’intestazione i sopraindicati soggetti e quanti già operano nel movimento promuovono le Agorà tra Fede e Laicità. Questa diade non vuol avere riferimento ad alcuna fede confessante in rapporto con la laicità ma vuole fortemente richiamare che nella piazza, per essere vissuta in modo tale che ognuno trovi in essa forza e vitalità, c’è il bisogno che ciascuno che la percorra in varie situazioni (di sosta, di incontro interpersonale o di capannelli o di assemblea generale) sia animato da una fede nella vita che rafforzi ogni giorno di più la convinzione profonda e sofferta sulla possibilità che la convivenza è possibile, che il futuro, insieme, è assicurato ad una condizione: che la virtù della laicità sia la prima e fondamentale virtù del cittadino. Tale virtù della laicità si attiva via via che con cuore aperto nessuno, da alcuno, è escluso di abitare la piazza e che la gioia e la serenità di quella comunità si avvera quando il meno dotato, il più povero è il prediletto da tutti.
Che Gesù di Nazareth sia il più spesso evocato è perché nella sua vita e nel suo messaggio manifesta essere retto dalla convinzione che la convivenza, per Lui, non solo era possibile ma che il suo perseguimento e il cammino da Lui proposto avrebbe fatto raggiungere altezze di umanità.
Alla ricerca del Tu: Così conclude l’intestazione. La cartina di tornasole per capire che la piazza é viva e dà vita si ha quando in ognuno cresce il desiderio di intessere rapporti interpersonali con ciascuno che quella piazza pratica e vive. E questo anche quando essa si configura come assemblea che ascolta la parola di un singolo tu. Solo se questo desiderio di ritrovare in ciascuno il Tu, prezioso per le proprie possibilità vitali, è forte e ciascuno lo vive e si esercità nella quotidianità possiamo ritenere sconfitta la malattia, enormemente invasiva oggi, del populismo. Populismo che rende il futuro delle istituzioni e della vita del popolo sempre invischiato in una nebbia che nulla fa più vedere, ma mancando zone di luce, fa neppure più percepire. Le agorà dunque come terapie per guarire… e tornar a vedere le stelle e gustare la gioia di vivere con e tra i figli degli uomini… l’unica gioia che contiene ogni altra gioia sperimentabile nella e della vita.

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