robe da ciodi

Robe da ciodi e sbaci de seren

poesie veronesi

€ 14,00

Autore: Bruno Castelletti
Prefazioni di: Gian Paolo Marchi, Michele Gragnato, Vasco Senatore Gondola

ISBN: 978-88-6099-302-1
Pagine: 128
Formato: 14 x 21
Anno: 2016
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Descrizione prodotto

Castelletti, con indiscussa capacità evocativa, ci mette davanti agli occhi situazioni che rientrano nella quotidianità di esperienze vissute, sigillate da una morale della favola presentata con disincantata arguzia … Molte amare commedie emergono dai versi del nuovo libro di Castelletti, Robe da ciodi e sbaci de seren: dittico di sicura efficacia che nel titolo con tutta evidenza allude all’avvicendarsi di situazioni e di sentimenti sempre coinvolgenti … Nella prima valva del dittico, sotto il titolo Robe da ciodi, sono descritti comportamenti riprovevoli, che meritano il sarcastico biasimo del poeta … Accanto all’affermazione di valori morali, c’è spazio anche per una bonaria ironia, che si risolve in battute che con la loro arguzia provocano un sorriso liberatorio. Queste poesie rientrano in un’atmosfera che prelude alla seconda parte del dittico: Sbaci de seren.
(Prof. Gian Paolo Marchi)
Dove resta, allora, il romantico Orso sognatore della lontana Valle dell’Orsa? Il gentile, etereo Castelletti delle stelle? Mai più che sia sparito! No! Se mai, s’è voluto rimanifestare, nella seconda parte dell’opera, in una rivelazione ben pertinente. In quell’ultima sezione fatalmente dedicata ai suoi congeniali Sbaci de seren, che lo caratterizzano sempre nel panorama della poesia vernacola. E che sono la sua Musa Ispiratrice più genuina!
(Prof. Michele Gragnato)
Per Bruno Castelletti, fondamentalmente agnostico nella sua commovente sensibilità e umanità, la sincera e schietta ansia d’ulterizzazione si sospende nella ricerca in alto d’un filo d’azzurro e nell’attesa rassegnata e fiduciosa di quanto avverrà; ed il consiglio finale del poeta, intinto in profumo d’oraziana saggezza, è quello di godere il presente, «respirar la pace de la sera / tegnendo a pisseghin / quel poco che ne resta».
(Prof. Vasco Senatore Gondola)

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