Giovanni Paolo II e la Chiesa cattolica in Unione Sovietica e nei Paesi sorti dalla sua dissoluzione

Nel centenario della nascita di Karol Wojtyła (1920-2020)

 49,00



Autore: a cura di Jan Mikrut
Prefazione del cardinale Sigitas Tamkevičius
ISBN: 978-88-6099-456-1
Pagine: 1212
Formato: 17 x 24 cartonato
Anno: 2021
Anteprima: Anteprima

Descrizione

Nel Natale del 1991 si chiuse la parabola dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, e una nuova era si aprì nella storia dell’Europa e del mondo. Lo straordinario evento avvenne quasi esattamente a metà del pontificato di Giovanni Paolo II (1978-2005): il polacco Karol Józef Wojtyła, cardinale arcivescovo di Cracovia, era diventato papa tredici anni prima, il 16 ottobre 1978, portando al soglio di Pietro l’esperienza di un uomo che, nato nel 1920, aveva attraversato, nella sua terra natìa, i duri anni dell’occupazione nazista, così come i lunghi decenni dell’opprimente governo comunista di impronta sovietica, che aveva ridotto la Chiesa del suo Paese – e degli altri Paesi soggetti al medesimo regime – al rango di “Chiesa del silenzio”. Un silenzio che fu però rotto dalla voce e dai gesti di un pontefice che conosceva fin negli aspetti più profondi le dinamiche dell’intelligencija legata a Mosca.

La collana Storia della Chiesa in Europa centro-orientale, curata dal prof. Jan Mikrut, ordinario della Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, dopo il volume, apparso nell’ottobre 2020, su Giovanni Paolo II e le Chiese in Europa centro-orientale (Sangue del vostro sangue, ossa delle vostre ossa. Il pontificato di Giovanni Paolo II (1978-2005) e le Chiese in Europa centro-orientale. Nel centenario della nascita di Karol Wojtyła), giunge ora ad allargare lo sguardo ancora più a Est, per indagare, in questo nuovo volume, i rapporti del papa con le Chiese cattoliche dell’Unione Sovietica e delle quindici Repubbliche sorte dalla sua dissoluzione: Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Georgia, Armenia, Azerbaigian, Kazakhstan, Uzbekistan, Turkmenistan, Kirghizistan, Tagikistan e Federazione Russa. In questi territori, con l’avvento del comunismo, la Chiesa cattolica – nei suoi tre riti, latino, greco-cattolico e armeno – è stata portata sull’orlo dell’annientamento; da questi resti si è potuto intraprendere, negli anni ’90, un cammino di rinascita cattolica, fortemente incentivato e promosso da papa Wojtyła, anche con i suoi viaggi apostolici, che nell’ex URSS sono stati cinque: Repubbliche baltiche (1993), Georgia (1999), Ucraina (2001), Kazakhstan e Armenia (2001), Azerbaigian (2002).

Grazie al contributo di testimoni diretti, di autori madrelingua (che hanno potuto studiare la letteratura e le fonti dei Paesi in questione), di storici della Chiesa e di esperti di giornalismo, di ecumenismo e di relazioni internazionali, i quarantacinque saggi del volume offrono un quadro di riferimento per poter esplorare una materia così affascinante e, nondimeno, assai complessa.

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