JOHN SHELBY SPONG (1931 – 2021) – VITA ETERNA

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Il 12 settembre il vescovo e teologo statunitense John Shelby Spong (1931 – 2021) ha lasciato questa vita terrena. Desideriamo ricordarlo con le sue medesime parole estratte dal libro Vita eterna, una nuova visione. Oltre la religione, il teismo, il cielo e l’inferno, pubblicato dalla nostra editrice nel 2017, a cura di don Ferdinando Sudati con traduzione di Ivan Forcati ed Elisa Vertua, prefazione di Federico Battistuta:

vita eterna di John Shelby Spong libro - Casa Editrice Gabrielli Editori Verona ValpolicellaIl viaggio che ho intrapreso per raggiungere questo punto, credo, è il viaggio che dobbiamo intraprendere tutti. Spero di averlo tracciato accuratamente. Sono il dono unicamente umano della conoscenza e l’incredibile potere umano di pensare e di esplorare il significato della vita che ci permettono di entrare in questi luoghi dove pochi di noi hanno camminato prima, per trascendere i limiti della nostra umanità e, finalmente, toccare ciò che è eterno. Posso dire che, almeno per me, è stato solo quando ho iniziato a vedere questo viaggio semplicemente come il passo successivo in un viaggio umano, un viaggio che inizia quando la coscienza infine si trasforma in autocoscienza, che ho potuto iniziare ad accettare l’idea che la religione era ed è solamente una fase attraverso la quale dovevamo passare. La nostra vera illusione in quanto esseri umani non era il contenuto della religione; era la nostra supposizione che attraverso la tradizione religiosa potevamo arrivare alle risposte finali della vita. Abbiamo dovuto camminare attraverso la paura prodotta dall’abbandono di quella illusione prima di poter scoprire gli indizi che sfociavano in una nuova autocomprensione umana. Il nostro destino ultimo non era di essere creature umane religiose, come pensavamo una volta: era semplicemente quello di essere pienamente e completamente umani. La religione, quell’attività umana alla quale una volta legavamo il nostro destino, è ora rivelata solamente come una fase della vita che deve essere trascesa prima di poter scoprire il nostro destino. L’umanità non è sola, come pensavamo un tempo, separata da Dio e quindi bisognosa di soccorso. Siamo sempre più consapevoli che siamo parte di ciò che Dio è e che siamo tutt’uno con tutto ciò che Dio è. All’improvviso aveva senso per me che l’antico nome di Dio riportato dalle scritture ebraiche fosse parte del verbo “essere”. Dio, il grande “Io sono”, si mescola con le dichiarazioni “Io sono” che ognuno di noi deve fare nel suo viaggio nell’autocomprensione.” (Vita eterna, pp. 235-236)

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Realtà ultime per credenti in esilio. Né consolazione né terrore a buon mercato nella toccante riflessione del vescovo Spong
dalle pagine introduttive di Ferdinando Sudati

NON UN TRATTATO DI ESCATOLOGIA
Un libro che s’intitoli Vita eterna fa aleggiare immediatamente una parola classica: “escatologia”. È quella che di solito designa i trattati dogmatici sulle “realtà ultime”: morte, giudizio, inferno,
paradiso. Di fatto, non ricorre mai nelle pagine del nostro autore, forse a rimarcare che non era sua intenzione scrivere un manuale di escatologia. Infatti l’opera di Spong, pur essendo teologica, rimane molto aderente all’aspetto “umano” della riflessione sulla morte e l’aldilà, è ricca di elementi autobiografici e di vita vissuta, impreziosita dalla testimonianza di persone e vicende concrete. Davvero un grande pregio per questo genere di libri, che guadagnano così in leggibilità senza perdere di consistenza. Il lettore avrà il piacere di scoprire, disseminate nei vari capitoli, le tracce di un’esistenza molto speciale.
Diciamo pure che l’escatologia di Spong non coincide con quella dei comuni trattati di dogmatica e dei documenti ufficiali delle Chiese cristiane, intendendo egli piuttosto rivisitare criticamente il tema dei “novissimi” – altro nome classico per la morte e il dopo –, e quasi in forma di testimonianza o di confessione di vita. È radicalmente nuovo il suo approccio a questo argomento, rispetto all’impianto teologico tradizionale, com’è nuova la situazione del cristiano nella modernità.
Il semplice ripetere “verità” obsolete, fatto salvo il rispetto per la loro antichità e la possibile residua valorizzazione in chiave simbolica, non serve più a nessuno. Anche qui, soprattutto qui, vale ciò che si deve affermare della teologia di Spong in generale: si può dissentire da essa, ma non si può fingere che i problemi da essa sollevati non esistano.
(…)
UN LIBRO TREMENDO
Vita eterna: una nuova visione è indubbiamente un libro “tremendo”, se con questo s’intende il contrario di un libro pietistico o consolatorio a buon mercato. Sia per l’argomento in se stesso sia per la sincerità con cui viene trattato, è tremendo perché fa tremare un sistema dottrinale consolidato, quanto poco fondato, e chiunque in esso placidamente si adagi. Siamo al vertice del disincanto cui possa arrivare un teologo che si definisca e si senta ancora a pieno titolo cristiano. Per questo, la lettura di Spong può provocare un senso di destabilizzazione, come può risultare «piacevole, intrigante e assai stimolante, per la mente e per il cuore», come testimonia uno dei primi lettori italiani di quest’opera. Voglia il cielo che sia soprattutto questa l’esperienza di molti altri lettori, nella consapevolezza di dover pagare qualche prezzo perché nasca qualcosa di nuovo, che metta in grado di affrontare il futuro della fede.

UNA TEOLOGIA PER IL NUOVO MILLENNIO
Dai pochi cenni che precedono, si comprende come la pubblicazione di un libro di Spong sia sempre e fondamentalmente un evento culturale, che fa accostare un autore molto noto ad altre latitudini ma ancora poco conosciuto qui da noi. Solo in questi ultimi anni è stata colmata la lacuna nella saggistica religiosa italiana, che risulta ora un po’ meno povera. Con Spong ci troviamo di fronte a un autore che ha il merito della chiarezza e levità nello stile, unite a integrità e coerenza intellettuale. Sono qualità che lo collocano agli antipodi della ripetitività catechistica e della verbosità omiletica che affligge tanta produzione teologica nostrana, sia divulgativa sia accademica.
Coloro che non hanno nulla da mettere in discussione nel loro assetto religioso, che non patiscono alcun tipo di crisi e non sono interessati a continuare la ricerca, faranno bene a stare alla larga da Spong. Ne hanno tutto il diritto, e magari anche il dovere. Ciò che non è lecito, è illudersi che i problemi che l’autore pone sul tappeto possano ancora essere ignorati o rimandati, sia nell’ambito della cristianità sia in quello delle religioni mondiali. Nessuna istanza religiosa potrà più a lungo disattendere una risposta seria agli interrogativi posti dall’attuale visione scientifica del mondo e dell’essere umano in esso.
Anche chi non si trovi in sintonia con le idee del vescovo Spong – è normale che ciò avvenga –, potrà ugualmente apprezzare la sua franchezza e libertà di parola, finalizzate alla ricerca di una nuova sintesi della fede cristiana. Dove “nuova” non significa indipendente o eccentrica. Anche Spong non è pensabile senza i maestri che l’hanno preceduto, in particolare senza coloro che definisce suoi mentori, ben consapevole com’è che «siamo come nani sulle spalle di giganti».  Lo conferma lui stesso, senza mezzi termini: «Sono principalmente un comunicatore, ma io lavoro con il materiale di basilari studiosi critici».
Un’ammissione di specchiata onestà e, in definitiva, una buona credenziale in un mondo acculturato dove abbondano ripetitori e plagiari. In realtà, il nostro autore è molto più di un comunicatore e di un divulgatore. È sicuramente un pioniere della teologia, uno che apre strade e facilita il cammino che altri percorreranno, uno che a sua volta è diventato portatore di nani sulle sue spalle.

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